Non-English Reviews
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National Health und Hatfield and the North Begründer Phil Miller, eine der zentralen Figuren der Canterbury Szene, veröffentlichte mit seiner Band In Cahoots im Jahr 2003 "All That" auf Cuneiform Records. An den im selben Jahr eingespielten Aufnahmen war noch Saxophonist Elton Dean (R.I.P.) beteiligt gewesen. Nur ein Jahr später nahm Phil Miller mit seiner Stammbesetzung Pete Lemer, Fred Baker und Mark Fletcher sowie einem größeren Bläserensemble, Simon Picard, Simon Finch, Annie Whitehead und Didier Malherbe sowie Doug Boyle und Weggefährten aus der guten alten Zeit, Dave Stewart, Barbara Gaskin und Richard Sinclair, weitere 9 Tracks auf, die erst zu Beginn 2007 von Moonjune Records veröffentlicht worden sind. |
FROM Recensioni
Nuovo album per gli In Cahoots, che si ritrovano anch’essi ad
affrontare il dolore per la scomparsa di Elton Dean. Come per i Soft Machine,
anche per la band di Phil Miller il tragico evento comporta la necessità di
reclutare un valido sostituto. Se i primi hanno voluto affidarsi ad uno degli
astri emergenti di maggior spessore degli ultimi anni dell’area canterburiana,
Theo Travis, il chitarrista ha preferito puntare su un vecchio marpione quale
Didier Malherbe. Ma non è l’unico volto nuovo che si vede in “Conspiracy
theories”: il trombettista Simon Finch, il sassofonista Simon Picard e Ann
Whitehead al trombone vanno, infatti, a completare una formazione eccellente che
vede, oltre il leader Miller e la new-entry Malherbe, anche Pete Lemer alle
tastiere, Fred Baker al basso e Mark Fletcher alla batteria. Questa line-up di
incredibile spessore e dalla base oramai collaudata è inoltre aiutata dagli
ospiti Doug Boyle alla chitarra, Richard Sinclair al basso, Barbara Gaskin alla
voce e addirittura da Dave Stewart che però non si esibisce alle tastiere, ma dà
un piccolo contributo alle percussioni. Se nelle loro ultime apparizioni gli In
Cahoots avevano ammaliato con un jazz-rock sicuro, diretto, suonato alla grande,
ma con la piccola pecca di rivelarsi un po’ troppo manieristico, stavolta si
denota un minor esercizio di stile ed una maggior passione. Sempre lontani da
funambolici esibizionismi, i musicisti si divertono con un sound pulsante, ricco
di vibrazioni positive, colmo di temi affascinanti, guidati dai vari strumenti
che si alternano alla guida. Come sempre, Phil Miller lascia tanto spazio ai
suoi compagni di avventura, la sua chitarra non è mai dittatrice e sono spesso i
fiati ad andare in primo piano. L’interazione tra i musicisti è perfetta;
padroni dei loro strumenti potrebbero far di tutto e lanciarsi in assolo
prolungati e/o tecnicismi esasperati, invece mettono le loro doti al servizio di
composizioni finissime, spesso morbide, e che possono compiacere sia gli amanti
del genere, sia aiutare a chi non è avvezzo al jazz-rock a muovervi i primi
passi. Tra le cose più belle l’eleganza formale della title-track, l’energia di
“Press find enter”, gli echi vagamente Hatfield and the North di “Crackpot” e “Lydiotic”,
i suoni curiosi di “Orinaca”. Malherbe è spesso mattatore, col sax, con il
flauto, persino con strumenti più particolari come il doudouk o l’ocarina esegue
sequenze affascinanti e accattivanti in continuazione. Ma, come dicevamo tutti
hanno il loro spazio, tutti rivestono un ruolo fondamentale, tutti si rivelano
come dei piccoli ingranaggi fondamentali di un meccanismo senza difetti che
funziona alla perfezione.
Peppe di Spirito
Je l'aurais attendu cet album : commandé le 25 juin, reçu le 22 août! cover Après l'excellent album All That en 2003, leur fabuleux concert au Triton en 2003, j'attendais avec impatience le nouvel opus du guitariste grimaçant Phil Miller. Depuis ces dates, le regretté Elton Dean a disparu mais In Cahoots continue, avec Phill Miller, Fred Baker à la basse, Mark Fletcher à la batterie, Pete Lemer aux claviers. Didier Malherbe (Gong, Hadouk Trio...) est très présent sur le disque (saxo, flute, doudouk, ocarina), Simon Finch et Simon Picard complètent la section cuivres. Le son du groupe est de plus en plus tourné vers le jazz, l'influence de Didier Malherbe apporte un son neuf et le résultat est très bon... à découvrir ! Si vous voulez écouter, télécharger un extrait (via le site MoonJune), c'est ici : Conspiracy Theories Vous pouvez aussi voir un extrait live .
FROM AllAboutJazz.com
Il chitarrista Phil Miller con il suo gruppo In Cahoots è l'unico musicista
della cosiddetta scuola di Canterbury ad aver mantenuto una certa regolarità
nella sua produzione (sia pure con una visibilità non sempre ottimale), finendo
per rappresentare con la sua continuità l'ideale incarnazione di tutto quel
filone musicale che lo ha visto tra i protagonisti fin dall'inizio, e nonostante
la chitarra non sia mai stata uno degli strumenti principali del genere.
L'avventura musicale con il suo gruppo In Cahoots dura ormai da 25 anni, e nel
tempo ha visto avvicendarsi tra i suoi membri altri nomi illustri canterburyani
come Hugh Hopper, Elton Dean e Pip Pyle. Anche questo suo ultimo lavoro, il
primo per la Moonjune Records, contribuisce alla continuità mescolando volti
vecchi e nuovi per una serie di formazioni che vanno dal quintetto alla band di
undici elementi. Il quartetto di base è formato, in aggiunta al chitarrista, dal
batterista Mark Fletcher (che ha sostituito Pip Pyle già dal precedente All
That), il tastierista Pete Lemer e il bassista Fred Baker, già al fianco di
Miller da parecchi anni. Ad essi si aggiungono via via i fiati, a cominciare da
Didier Malherbe (prima delle vecchie conoscenze ritrovate nel lineup) impegnato
al sax soprano, flauto, doudouk e ocarina, per continuare con la coppia
costituita dai giovani Simon Picard e Simon Finch, rispettivamente al sax tenore
e alla tromba, e con il supporto ulteriore in alcuni brani del trombone di Annie
Whitehead, altra veterana. Fanno inoltre una brevissima comparsa, quasi
impercettibile, anche Richard Sinclair al basso, Barbara Gaskin alla voce, Dave
Stewart alle percussioni, e Doug Boyle (ex Caravan) alla chitarra.
La musica di Miller si è evoluta nel tempo verso una forma sempre più
strutturata, cercando di integrare le improvvisazioni dei solisti nelle
complesse armonie delle composizioni, alla ricerca di un equilibrio non sempre
pienamente raggiunto; ma questo Conspiracy Theories dimostra la piena maturità
raggiunta dal Miller compositore, con le improvvisazioni che si sviluppano
naturalmente dai temi melodici anche su ritmi complessi, mantenendo allo stesso
tempo leggerezza e rigore nel disco forse più jazzistico della sua produzione.
Ampio spazio è lasciato a tutti i musicisti; ottimi gli assoli di Malherbe al
soprano e della Whitehead al trombone, ma anche i giovani Picard e Finch
lasciano una impressione più che positiva. Pochi invece gli assoli del leader,
che si concentra sull'attività di compositore e arrangiatore, e per la maggior
parte del tempo si limita ad accompagnare, ma quei pochi lasciano il segno,
improntati a uno stile personale e graffiante, dal fraseggio più simile a uno
strumento a fiato.
Probabilmente il lavoro migliore firmato finora dal chitarrista, completo ed
equilibrato, da consigliare anche come ottimo esempio di jazz moderno fuori
dagli schemi.
FROM Ragazzi
National Health und Hatfield and the North Begründer Phil
Miller, eine der zentralen Figuren der Canterbury Szene, veröffentlichte mit
seiner Band In Cahoots im Jahr 2003 "All That" auf Cuneiform Records. An den im
selben Jahr eingespielten Aufnahmen war noch Saxophonist Elton Dean (R.I.P.)
beteiligt gewesen. Nur ein Jahr später nahm Phil Miller (g) mit seiner
Stammbesetzung Pete Lemer (key), Fred Baker (b) und Mark Fletcher (dr) sowie
einem größeren Bläserensemble, Simon Picard (ts), Simon Finch (tr, fl), Annie
Whitehead (pos) und Didier Malherbe (ss, fl) sowie Doug Boyle (g) und
Weggefährten aus der guten alten Zeit, Dave Stewart (perc), Barbara Gaskin (voc)
und Richard Sinclair (b), weitere 9 Tracks auf, die erst zu Beginn 2007 von
Moonjune Records veröffentlicht worden sind.
Erstaunlich die personelle Parallele zu den Belgiern The Wrong Object, die wie
In Cahoots erst mit Elton Dean, schließlich mit Annie Whitehead aufgenommen
hatten. Auch stilistisch liegen beide Ensembles nicht weit auseinander. In
Cahoots zeigen eine stärkere Rockpräsenz, The Wrong Object rocken jedoch
partiell wesentlich härter. The Wrong Object klingen europäischer, In Cahoots
britischer. Der größte Unterschied ist wohl der Einsatz der elektrischen Gitarre.
Beide Ensembles werden von Gitarristen geleitet, Phil Miller ist der ältere,
abgeklärte, Michel Delville der "rockigere", härtere.
Phil Miller hält sich als Gitarrist erstaunlich zurück, Komplexorgien wie noch
zu Zeiten seiner ersten beiden großen Bands sind hier weniger zu erwarten. Den
Sound der Band könnte man als Rockjazz bezeichnen. Die Stammband entwirft das
virtuose, rockgetränkte Harmoniegeflecht, auf dem der Improvisationstrupp der
Bläser sich begnadet in virtuose Jazzweiten aufmacht. So klangen die größeren
Jazzensembles der 70er, die aus dem Rock Rhythmus und Energie nahmen und den
Bläsern die Ausarbeitung der Themen überließen. Nicht weniger intensiv und von
großer Virtuosität ist das instrumentale Geschehen in den frischen neun langen
Songs auf "Conspiracy Theories". Die Songs pulsieren energisch, leben aus dem
dynamischen Gruppenklang des Ensembles, was den Musikern bewusst ist. Ein jeder
Beteiligte, und alle haben das oft erprobt, keiner ist ein Frischling, gibt sein
Bestes, weiß, Stimmung und Gefühl zu betonen und auf seine Mitspieler sensibel
und kraftvoll einzugehen. Da ist nicht nur der Gemeinklang der Instrumente, da
ist viel mehr. Wie bei jeder guten Musik, die stundenlang so weitergehen könnte
und man sich fragt, woher diese unglaubliche Stimmung, dieses Licht, dieses
Pulsieren kommt, warum die Musik lebt, was den Herzschlag ausmacht, so geschieht
es in diesen Stücken.
Phil Miller, der der Band Namen und fast alle Kompositionen gab und für die
Grundstruktur der hinreißenden Arrangements steht, ist instrumental zwar
wahrzunehmen, aber nur als Randfigur. Ähnlich wie John McLaughlin, der in den
Frühsiebzigern ein genialer Held im Jazzrock gewesen war und heute nur ein Hauch
von Schatten seines einstigen Selbst ist, geht es auch Phil Miller. Jedoch hat
Miller sich sein Kompositions- und Arrangementtalent bewahrt und zeigt sich
heute stilistisch und sowohl was Spannung und Dynamik betrifft, von einer
weitaus lebendigeren Seite als McLaughlin. Sein Gitarrenspiel, obgleich
technisch perfekt wie vielleicht nie vordem, fällt leider wenig auf und hält die
Jazzharmonie im Background auf Trab. Seine wenigen Soli sind nur wenig hart, und
tendieren eher in eine Art akademischen Jazzfluss, der hier sonst nicht zu
spüren ist. Das bestätigt die Rockausnahme nur.
Dafür gibt es an dieser Produktion auf Grund der diversen Mitarbeiter Facetten,
die auf dem Geschwisterwerk "All That" noch nicht zu hören waren. So etwa den
Klangeindruck der "tuned percussions", die (der gute alte) Dave Stewart spielt
(und die keine Ruth Underwood - Virtuosität erreichen, den Tracks jedoch eine
weitere faszinierende Rhythmusnuance verleihen), oder der lautmalerische Gesang
von Barbara Gaskin, der für Gänsehaut sorgt, weil er exakt das wiedergibt, was
so einst auf den National Health Alben zu hören war.
Richard Sinclair erhebt seine Stimme nicht, das wäre wohl des Guten zuviel. Es
dürfte keine Schwierigkeit für diese markante, unvergleichliche und selbst heute
noch frische und helle Stimme sein, sich in einem größeren Ensemble wie diesem
durchzusetzen und den ganzen Klangraum einzunehmen.
Was bleibt zu sagen? "Conspiracy Theories" ist ein geniales musikalisches Werk.
Dynamik, Intensität, Energie, Virtuosität - von den wichtigen guten Dingen gibt
es den Möglichkeiten der Songs entsprechend alles auf hohem Level.
Pflichtprogramm!
FROM RAGAZZI
National Health und Hatfield and the North Begründer Phil
Miller, eine der zentralen Figuren der Canterbury Szene, veröffentlichte mit
seiner Band In Cahoots im Jahr 2003 "All That" auf Cuneiform Records. An den im
selben Jahr eingespielten Aufnahmen war noch Saxophonist Elton Dean (R.I.P.)
beteiligt gewesen. Nur ein Jahr später nahm Phil Miller (g) mit seiner
Stammbesetzung Pete Lemer (key), Fred Baker (b) und Mark Fletcher (dr) sowie
einem größeren Bläserensemble, Simon Picard (ts), Simon Finch (tr, fl), Annie
Whitehead (pos) und Didier Malherbe (ss, fl) sowie Doug Boyle (g) und
Weggefährten aus der guten alten Zeit, Dave Stewart (perc), Barbara Gaskin (voc)
und Richard Sinclair (b), weitere 9 Tracks auf, die erst zu Beginn 2007 von
Moonjune Records veröffentlicht worden sind.
Erstaunlich die personelle Parallele zu den Belgiern The Wrong Object, die wie
In Cahoots erst mit Elton Dean, schließlich mit Annie Whitehead aufgenommen
hatten. Auch stilistisch liegen beide Ensembles nicht weit auseinander. In
Cahoots zeigen eine stärkere Rockpräsenz, The Wrong Object rocken jedoch
partiell wesentlich härter. The Wrong Object klingen europäischer, In Cahoots
britischer. Der größte Unterschied ist wohl der Einsatz der elektrischen Gitarre.
Beide Ensembles werden von Gitarristen geleitet, Phil Miller ist der ältere,
abgeklärte, Michel Delville der "rockigere", härtere.
Phil Miller hält sich als Gitarrist erstaunlich zurück, Komplexorgien wie noch
zu Zeiten seiner ersten beiden großen Bands sind hier weniger zu erwarten. Den
Sound der Band könnte man als Rockjazz bezeichnen. Die Stammband entwirft das
virtuose, rockgetränkte Harmoniegeflecht, auf dem der Improvisationstrupp der
Bläser sich begnadet in virtuose Jazzweiten aufmacht. So klangen die größeren
Jazzensembles der 70er, die aus dem Rock Rhythmus und Energie nahmen und den
Bläsern die Ausarbeitung der Themen überließen. Nicht weniger intensiv und von
großer Virtuosität ist das instrumentale Geschehen in den frischen neun langen
Songs auf "Conspiracy Theories". Die Songs pulsieren energisch, leben aus dem
dynamischen Gruppenklang des Ensembles, was den Musikern bewusst ist. Ein jeder
Beteiligte, und alle haben das oft erprobt, keiner ist ein Frischling, gibt sein
Bestes, weiß, Stimmung und Gefühl zu betonen und auf seine Mitspieler sensibel
und kraftvoll einzugehen. Da ist nicht nur der Gemeinklang der Instrumente, da
ist viel mehr. Wie bei jeder guten Musik, die stundenlang so weitergehen könnte
und man sich fragt, woher diese unglaubliche Stimmung, dieses Licht, dieses
Pulsieren kommt, warum die Musik lebt, was den Herzschlag ausmacht, so geschieht
es in diesen Stücken.
Phil Miller, der der Band Namen und fast alle Kompositionen gab und für die
Grundstruktur der hinreißenden Arrangements steht, ist instrumental zwar
wahrzunehmen, aber nur als Randfigur. Ähnlich wie John McLaughlin, der in den
Frühsiebzigern ein genialer Held im Jazzrock gewesen war und heute nur ein Hauch
von Schatten seines einstigen Selbst ist, geht es auch Phil Miller. Jedoch hat
Miller sich sein Kompositions- und Arrangementtalent bewahrt und zeigt sich
heute stilistisch und sowohl was Spannung und Dynamik betrifft, von einer
weitaus lebendigeren Seite als McLaughlin. Sein Gitarrenspiel, obgleich
technisch perfekt wie vielleicht nie vordem, fällt leider wenig auf und hält die
Jazzharmonie im Background auf Trab. Seine wenigen Soli sind nur wenig hart, und
tendieren eher in eine Art akademischen Jazzfluss, der hier sonst nicht zu
spüren ist. Das bestätigt die Rockausnahme nur.
Dafür gibt es an dieser Produktion auf Grund der diversen Mitarbeiter Facetten,
die auf dem Geschwisterwerk "All That" noch nicht zu hören waren. So etwa den
Klangeindruck der "tuned percussions", die (der gute alte) Dave Stewart spielt
(und die keine Ruth Underwood - Virtuosität erreichen, den Tracks jedoch eine
weitere faszinierende Rhythmusnuance verleihen), oder der lautmalerische Gesang
von Barbara Gaskin, der für Gänsehaut sorgt, weil er exakt das wiedergibt, was
so einst auf den National Health Alben zu hören war.
Richard Sinclair erhebt seine Stimme nicht, das wäre wohl des Guten zuviel. Es
dürfte keine Schwierigkeit für diese markante, unvergleichliche und selbst heute
noch frische und helle Stimme sein, sich in einem größeren Ensemble wie diesem
durchzusetzen und den ganzen Klangraum einzunehmen.
Was bleibt zu sagen? "Conspiracy Theories" ist ein geniales musikalisches Werk.
Dynamik, Intensität, Energie, Virtuosität - von den wichtigen guten Dingen gibt
es den Möglichkeiten der Songs entsprechend alles auf hohem Level.
Pflichtprogramm!
FROM iO PAGES ISSUE 31 APRIL 2001

FROM CANTERBURY NACHRICHTEN ISSUE 38 APRIL 2001
